Pinda Kida ed Elena Marino: due fashion maker accendono la notte di Halloween con la moda etica

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C’è un tavolo che non espone semplicemente oggetti: racconta un modo diverso di stare al mondo. È quello allestito da Pinda Kida ed Elena Marino, due fashion maker che lavorano come si scrive una poesia: unendo fili, memorie, radici, intuizioni, piccole rivoluzioni estetiche.
Il loro show room è stato concesso per una sola notte, il 31 ottobre, quando la città si prepara a celebrare Halloween tra maschere, zucche luminose e travestimenti.
Ma al Tartarughe Bar e Bottega è accaduto qualcosa di diverso: mentre tutto intorno era finzione, loro hanno portato verità.
Fuori regnavano i costumi, dentro le stoffe: non per nascondere, ma per rivelare.
Sul tavolo, invece delle zucche di plastica, c’erano zucche imbottite cucite a mano.
Al posto delle maschere, volti veri.
Al posto del “dolcetto o scherzetto”, la scelta più radicale: comprare consapevolmente, con gli occhi aperti e il cuore acceso.
Le loro mani non producono: traducono. Trasformano il tessuto in gesto politico, il colore in dichiarazione di libertà, la moda in un atto di contatto umano. In un’epoca in cui tutto corre e tutto si copia, loro scelgono la lentezza, l’irregolarità, il pezzo unico, non per nostalgia, ma per responsabilità.
Pinda Kida, con il suo brand P.Key Collection, porta dentro ogni stoffa la doppia appartenenza che la abita: l’Africa che plasma la potenza visiva dei pattern e l’Italia che rifinisce le linee. La sua moda è un abbraccio senza confini, una lotta in velluto contro gli stereotipi, anche quelli sulla malattia, non a caso Pinda è stata testimonial della AISM.
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Accanto a lei, Elena Marino custodisce un sapere silenzioso ma potentissimo: quello del cucito che unisce, che ripara, che accoglie. Le sue creazioni sembrano uscire da un laboratorio segreto dove il tessuto non è mai solo materiale, ma linguaggio emotivo.
Le due fashion maker non condividono solo uno stand, ma una stessa etica:
– fare moda senza sfruttare
– creare bellezza senza scarti
– mettere al centro la relazione, non la produzione
– ridare dignità alle mani, non alle macchine
Il loro mercatino, per una notte, ha trasformato il Tartarughe Bar e Bottega in un piccolo manifesto di moda etica, intima, necessaria. Chi si è fermato non ha semplicemente “acquistato”: ha scelto, ha sostenuto, si è riconosciuto.
E nel silenzio dopo la folla, rimangono le parole di Pinda Kida, che risuonano come un filo cucito tra stoffa e umanità:
«La moda è lo strumento per valorizzare l’essere umano.
È un abbraccio, una passeggiata di allegria
nell’umanità in tutte le sue forme».
E forse è proprio questo il loro incantesimo:
in una notte di maschere, loro hanno scelto di non indossarne.
Serena Stella Petrone

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