ABSENTIA – Installazione simbolica sui disturbi alimentari A cura di Serena Stella Petrone

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Roma 12 Novembre 2025
Nella luce soffusa di Tartarughe Bar e Bottega, ieri si è aperto uno spazio che non era solo fisico, ma emotivo: “Absentia”, la nuova installazione simbolica di Serena Stella Petrone, ha dato corpo al silenzio che abita i disturbi alimentari. 
Un silenzio che non implora, non grida, ma consuma.
Ad accogliere il pubblico, una serie di oggetti quotidiani che sembravano fuori posto: sedie voltate di spalle, piatti non apparecchiati, frammenti di carta su cui le parole si interrompevano all’improvviso. Non c’era nulla di esplicito e, proprio per questo, tutto era fin troppo evidente. L’assenza come presenza. Il vuoto come materia viva.
L’ artista ha costruito un percorso che non spiega, ma accompagna. Non denuncia, ma svela. “Absentia” non rappresenta il disturbo: lo circumnaviga, lo lascia respirare, lo restituisce nella sua complessità segreta, quella che vive tra il controllo e la resa, tra il desiderio di sparire e quello, ostinato, di essere visti.
Il pubblico ha attraversato l’installazione in un silenzio attento, quasi rispettoso.
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Alcuni si fermavano davanti a un posto a tavola lasciato intatto; altri ripercorrevano con le dita le parole mancanti su un foglio. C’è stato chi ha riconosciuto un pezzo di sé, e chi ha scoperto per la prima volta la profondità di una sofferenza che spesso resta invisibile anche a chi la vive accanto.
Al termine del percorso, Serena Stella Petrone ha voluto rivolgere un ringraziamento speciale a Francesco Di Domenico, la cui direzione attenta e la cui sensibilità hanno reso possibile la realizzazione dell’evento.
È anche grazie al suo sguardo e alla sua cura se Tartarughe Bar e Bottega è diventato, per una sera, un luogo capace di accogliere la fragilità senza paura, trasformando l’installazione in un’esperienza condivisa e profondamente umana.
«Il vuoto è un linguaggio, ma ci hanno insegnato a non ascoltarlo», ha dichiarato l’autrice durante la presentazione. «Con Absentia ho provato a dargli un luogo, un tempo, un contorno. Non per spiegarlo, ma per permettergli di esistere alla luce.»
La serata si è conclusa con un momento di confronto informale, tra domande, sguardi lunghi e parole misurate. Un piccolo cerchio umano in cui l’arte si è fatta ponte, approdo temporaneo, possibilità di dire ciò che altrimenti resterebbe indicibile.
L’installazione rimarrà visitabile nei prossimi giorni presso i contenuti Social di Tartarughe Bar e Bottega.
Giorgia Sbuelz

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