NIKI de SAINT PHALLE e il suo GIARDINO DEI TAROCCHI

Molti conoscono Niki de Saint Phalle come la creatrice del Giardino dei Tarocchi di Capalbio.

Nel 1955, durante un viaggio a Barcellona, rimase folgorata dalla magia del Parco Güell di Gaudí. 
Lì incontrò, idealmente, il suo maestro: colui che le indicò la via e in qualche modo tracciò il suo destino.
Da quel momento seppe che un giorno avrebbe dovuto realizzare il suo personale giardino della gioia: un angolo di paradiso in cui racchiudere la sua vita e la sua arte.
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Quel sogno rimase con lei per anni, come un seme piantato nel cuore. Viaggiò, creò, amò e soffrì, ma sempre custodì l’idea di un luogo dove arte e vita potessero fondersi senza confini. Non si trattava solo di costruire sculture: voleva creare un universo abitabile, un rifugio colorato in cui l’immaginazione potesse respirare liberamente.
Fu in Toscana, tra le colline di Capalbio, che quel sogno prese forma. Pietre, specchi, ceramiche e vetri si trasformarono in arcani, in figure immense e luminose.
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Così nacque il Giardino dei Tarocchi: un tempio a cielo aperto, un mosaico di desideri e visioni.
Ogni statua era un simbolo, ogni arcano un frammento della sua anima. E tra quelle opere monumentali, Niki non fu soltanto l’artista: scelse di vivere lì, in una scultura-casa, la sua IMPERATRICE, come parte integrante del suo stesso giardino.
Dal 1978 fino alla sua morte nel 2002, Niki de Saint Phalle intraprese così la più ambiziosa avventura artistica della sua vita: in fondo l’arte l’aveva salvata tante volte dai suoi dolori, pertanto scelse con cura la sua squadra per dare vita al suo progetto e al suo primo cantiere toscano.
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Le opere furono costruite con strutture interne in ferro, rivestite di calcestruzzo proiettato e poi ricoperte da mosaici scintillanti di specchi e ceramiche colorate. Ogni rivestimento fu realizzato artigianalmente: modellato, cotto e applicato sul posto, pezzo dopo pezzo, come in un gigantesco puzzle luminoso.
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Daedalus Opera, giunta per la quinta volta in questo immenso patrimonio artistico, ne rimane incantata come se fosse davvero la prima volta. Arcano dopo arcano, terra dopo terra, albero dopo albero, si apre così per la Nostra Redazione un mondo parallelo, un universo diverso, con il soffitto di nuvole e la terra illuminata dai riflessi negli specchi.
Ogni passo diventa un rito, ogni sguardo un viaggio dentro simboli antichi che si animano tra forme monumentali e bagliori di luce. Il Giardino non è soltanto un luogo: è un labirinto dell’anima, un oracolo di pietra e colori che parla al visitatore senza bisogno di parole.
E mentre il vento carezza le superfici lucenti, sembra che le figure stesse respirino, vegliando silenziose come divinità benevole. Qui l’arte non si contempla soltanto: si abita, si attraversa, si vive.
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Volevamo farvi sapere che Niki de Saint Phalle non fu soltanto la scultrice visionaria e la creatrice del Giardino dei Tarocchi.
Fu un artista a tutto tondo, modella, pittrice, regista, e soprattutto una donna che trasformò la propria vita in arte.
Fin dai suoi primi lavori si distinse per un linguaggio dirompente e rivoluzionario: le sue celebri “sparatorie” (les Tirs) furono atti di ribellione contro l’arte tradizionale e, ancora di più, contro il patriarcato che dominava la società e la cultura del suo tempo.
Con ogni gesto creativo, Niki affermava la libertà, la vitalità e la forza femminile, costruendo un immaginario in cui la gioia, la lotta e la spiritualità convivevano.
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Che dirvi di più, se non quello di correre alla scoperto di questa favola?
Daedalusopera ringrazia tutto il personale addetto per la splendida organizzazione e per la loro gentilezza e professionalità.
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Serena Stella Petrone

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