Cinzia Ungaro: la modellista creatrice dei corsetti che spopolano fra le donne!

Corsetto gothic cages by Cinzia Ungaro

Corsetto gothic cages by Cinzia Ungaro

I corsetti di stampo vittoriano sono tornati da tempo in auge. Merito di una consapevolezza ritorvata che tende a coniugare il gusto per l’eleganza a una sensualità raffinata, data dai tessuti e dai materiali. Densa anche la filmografia che rende onore a questo prezioso capo d’abbigliamento: vedi pellicole come Crimson Peak, Sherlock Holmes o il bellissimo telefilm Penny Dreadful, con una divina Eva Green. Ogni donna sogna quindi di indossare un pezzo di storia che le renda una bellezze dal fascino ricercato. L’importante è scegliere il giusto modello e a chi affidare le proprie misure, fattore di estrema importanza, se parliamo di sartoria artigianale. Una garanzia in questo senso è la modellista Cinzia Ungaro, da anni specializzata nella creazione di corsetti e capi gotici vittoriani, ma creatrice di tante altre magie da indossare.

La Redazione di Daedalus ha il piacere d’intervistarla:

 

Ciao Cinzia, negli ultimi anni con il ritorno della moda gotica vittoriana, il corsetto è tornato a insidiarsi nei guardaroba delle donne più eleganti e sensuali. Siamo però al corrente che la tua passione nasce molto tempo prima. Raccontaci di quel giorno in cui hai preso ago e filo e hai deciso di confezionare il tuo primo corsetto.

 

Ciao Giorgia, con la tua domanda hai colto assolutamente nel segno, solo le tempistiche sono… diverse!

Il mio interesse per il mondo dei corsetti, nella sua accezione più ampia possibile e con quella sensazione di pensiero ancora nebbioso perché non maturo, nasce per caso alla fine degli anni Novanta e resta quiescente fino al 2000, anno in cui, girovagando per un web che molti stenterebbero a riconoscere e che ancora non forniva tutto il meraviglioso materiale oggi disponibile, mi ritrovo davanti il lungo articolo di una dottoressa che si era interessata, con fini divulgativi ed educativi, a vari aspetti dell’argomento: dalla meccanica dei corsetti, agli effetti sulla fisiologia fino al loro impatto al livello emotivo e psicologico su chi li indossa.

Non avendo io una formazione medica, non ho modo di farmi una vera opinione sulla veridicità delle informazioni fornite in quel contesto, ma qualcosa scatta nella mia testa, lasciandomi con la sensazione di dover indirizzare i miei sforzi verso una ricerca di natura “tecnica”… premettendo che l’ostacolo più immediato in quel frangente era il mio essere totalmente digiuna di modellistica e sartoria.

Passano i mesi, continuo – nel tempo libero dagli studi universitari orientati in tutt’altra direzione – a raccogliere frammenti di informazioni sperimentali sui corsetti e sulla loro costruzione (e qui nascono i miei primi semi-fallimentari prototipi) fino a quando, nel 2002, una mia carissima amica una sera mi invita ad uscire e, introducendomi all’ambiente gotico romano, mi offre esattamente lo spunto che mi mancava per consolidare in maniera definitiva quell’ideale estetico – di linee e di materiali – che è stato il mio vero, concreto e tangibile punto di partenza.

Quindi, rispondendo ora in maniera diretta alla tua domanda, “quel” giorno o meglio “quel” periodo – perché nei primi anni 2000 cucire un corsetto implicava anche lunghe attese per reperire materiali come stecche e chiusure – è senza dubbio legato ad un semplice corsettino corto in cotone e tessuto jacquard nero a rose tono su tono creato naturalmente per una serata di danze!

Sappiamo che sei un’amante della storia di questo capo d’abbigliamento e della sartoria d’epoca in generale. Puoi raccontarci qualche aneddoto o fatto storico che ti è rimasto più impresso?

Ricollegandomi a quanto appena detto, naturalmente anche il mio interesse per la moda storica nasce dalla sotto-cultura gotica, ma da quel periodo in poi le cose sono andate piuttosto velocemente virando dal pizzo nero e dal velluto verso il risvolto tecnico dell’intera architettura sartoriale e verso la replica dell’indumento storico. Così, grazie al diploma Burgo di sarta/modellista conseguito ad inizio 2009, alla tesi di laurea sull’adozione degli abiti occidentali alla corte giapponese dell’Imperatore Meiji tra il 1872 ed il 1889, al ramo editoriale di settore che nel frattempo aveva visto un consistente sviluppo per volumi e qualità di informazione e, finalmente, anche alla disponibilità in digitale di archivi di cartamodelli d’epoca, a giugno del 2009 i miei abiti vittoriani erano per la prima volta in mostra in una rassegna di arti e artigianato!
Parlando di aneddoti, devo iniziare accennando al fatto che nel frattempo ho iniziato a collezionare corsetti antichi prodotti tra il 1890 ed il 1907… perché non c’è nulla di meglio dello studio di un capo originale per migliorare il proprio lavoro, specialmente quando il lavoro in questione a tratti ricorda il mix di osservazione critica e creatività dell’archeologia sperimentale!
Il mio ultimo acquisto per la collezione riportava all’interno il timbro di un negozio che il venditore definiva “famoso produttore francese”. Andando a fare delle verifiche ho scoperto che non era soltanto famoso, ma ebbe la sua vetrina di Parigi immortalata nel 1912 da Eugène Atget, oggi considerato uno dei grandi fotografi del Novecento.

Corsetto storico Kalamazoo

Corsetto storico Kalamazoo

Chi sono le tue clienti tipo? Devono necessariamente rispettare alcuni canoni fisici?

Mi piace pensare che non sia la persona ad indossare un corsetto quanto piuttosto – nei limiti della struttura muscolare ed ossea e compatibilmente con la capacità soggettiva di adattarsi alla compressione – il corsetto a plasmare il corpo di chi lo indossa… quindi no, direi che chiunque può scegliere di volere un capo del genere nel proprio guardaroba!

Una piccola e doverosa nota però riguarda il fattore estetico legato ai canoni soggettivi: un corsetto non farà di chi lo indossa istantaneamente una pin-up dalle misure perfette… ma può aiutare a riarmonizzare le proporzioni!

Qual è il tuo concept di lavoro?

Forse si potrebbe pensare che ciò che mi muove sia la ricerca della qualità, ma lì fuori ce ne sono molti di brand così come di artigiani che offrono qualità nei loro prodotti e nelle loro creazioni.
In questi anni ho capito che l’eccellenza è solo uno dei requisiti base necessari per far germogliare la creatività nella sua forma più pura… ed io, nonostante tutto, mi sento ancora lontana dall’aver raggiunto questo personale traguardo.
Tuttavia, se dovessi trovare una chiave di lettura nell’istante attuale della mia crescita come creatrice di corsetti, direi che la mia aspirazione – costruita sullo studio e sulla ricerca continua – è quella di arrivare ad offrire ad altri cercatori di Bellezza dei pezzi che, seppure con materiali moderni, abbiano un sapore affine e la stessa armonia senza tempo di quegli stessi corsetti storici che mi hanno fatto innamorare perdutamente del mio lavoro.

Non solo corsetti, ma anche abiti da sposa, per il cinema e il teatro. Non ti sei fatta mancare nulla, quale è stata l’occasione in cui ti sei sentita più soddisfatta di te?

La mia costante curiosità mi porta inevitabilmente ad essere poliedrica e ogni esperienza, per quanto apparentemente lontana dal mio interesse personale e dalla mia vocazione principale, alla fine mi aiuta a ricollegare i fili delle cose e ad aggiungere esperienza e competenza all’arco delle mie abilità.

Per questo, nel corso degli anni, le soddisfazioni non sono assolutamente mancate: da clienti che si sono sentite sollevate da quel fastidioso doloretto alla schiena – sottolineo con forza che non sono un tecnico che si occupa di corsetti ortopedici, ma un buon capo confezionato nel rispetto delle caratteristiche di chi deve indossarlo talvolta può lenire, ma non curare, qualche piccolissimo disagio –  ad una bellissima sposa entusiasta di poter ballare liberamente la Pizzica al suo matrimonio senza doversi preoccupare di cedimenti della scollatura del suo steccatissimo abito a sirena, passando per la prima volta che i miei costumi storici sono andati in scena con il Mercante di Venezia ambientato all’inizio del 1900 per la regia di Ilaria Testoni.

Quanto lavoro c’è dietro a un unico corsetto?

Tanto… e ancora di più è stato il tempo necessario per capire come trasformare un’idea in un oggetto concreto e, contemporaneamente, farlo funzionare in termini di vestibilità!

Di base la partenza è sempre un bozzetto: che sia il frutto di un dialogo con il cliente o semplicemente una linea che ha attirato la mia attenzione, ma la sostanza è che nella mia borsa non manca mai un blocchetto per annotare l’idea nel momento in cui si affaccia nella mia mente.
Lo step successivo è la realizzazione del cartamodello su misura,  moderno o storico (cioè ripreso direttamente da uno dei corsetti antichi della mia collezione), e poi, nel caso di costruzioni particolarmente articolate o con variabili non prevedibili sulla carta dalle misure, si procede con la prima tela in cotone. Aggiunte le stecche e gli occhielli per stringere i lacci, si sdifetta la bozza (se possibile di persona, altrimenti si può pensare di spedire la tela al cliente e lavorare a distanza attraverso le foto) ed infine, una volta perfezionato il modello ed individuati i materiali migliori per le specificità di quello che si vuole ottenere, si procede con la preparazione della base definitiva steccata e rifinita… e poi è “solo” una questione di decorazioni!

In breve diciamo che le tempistiche possono andare da una settimana a qualche mese per i lavori più complessi…

Corsetto Rococò Echoes

Corsetto Rococò Echoes

Siamo sicuri che le nostre lettrici impazziranno per le tue creazioni. Prima che la nostra redazione sia sommersa da messaggi con richieste di informazioni, lasciaci i tuoi contatti.

 

Ahahaha… grazie mille e soprattutto grazie di questa bella chiacchierata!

Non sempre riesco a coniugare il lavoro creativo e manuale con la gestione delle mie pagine social o del negozio Etsy, in cui confluiscono prevalentemente i pezzi unici destinati alla vendita.
Talvolta, quindi, capita che passi del tempo tra un post e l’altro o che le inserzioni vadano a rilento… specialmente quando sono alle prese con i prototipi che richiedono settimane e che non mi permettono di pubblicare i work in progress.

Però ci sono! E chiunque voglia contattarmi può farlo attraverso queste pagine…

 

https://www.facebook.com/GoldenPumpkinNeedle

https://www.instagram.com/golden.pumpkin.needle/

https://www.etsy.com/shop/GoldenPumpkinNeedle

 

Ringraziamo Cinzia per la sua esaustività e disponibilità. Interessante anche aver approfondito l’argomento dal punto di vista fisiologico, sfatando molte erronee credenze che hanno accompagnato negli anni la storia di questo capo.

Quindi, bando alla timidezza, ad ognuna è concesso di sentirsi bella e accattivante, basta affidarsi a maestri esperiti della moda come Cinzia Ungaro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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